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"Oh no!Non so cosa fare!!La maggior parte delle lettere dei bambini dicono che vogliono vedermi, cosa faccio?"
"Calmati paparone!" disse Andrea.
Ve lo ricordate vero?Bé allora leggete le storie precedenti, ora continuiamo.
"Tranquillo, troverai una soluzione!"
"Certo, continuiamo con l'addestramento per diventare il prossimo Babbo Natale, poi la Befana ti ha lasciato una lista con le capacità che deve avere una befana, lei non ce la fa più, ha bisogno di successore che prenda il suo posto."
"Ok, sarò felice di aiutarla".
Già, era felice perché se l'avesse dovuta scegliere lui, ne avrebbe scelta una bella con cui vivere una vita felice, perché cari ragazzi la befana ha una maschera brutta, ma sotto può essere la persona più bella del mondo!
Alle 22 Andrea partì con  la slitta di Babbo Natale, passando in ogni orfanotrofio di Italia e cercando nel database una ragazza con capacità magiche, in Toscana trovò una ragazza di 19 anni e sogno nel cassetto di diventare una strega buona e lo sarebbe diventata! Scappò in fretta visto che tra mezz'ora lì in orfanotrofio si sarebbero svegliati tutti, l'avrebbe portata alla base la sera seguente. La mattina la Befana si svegliò presto per chiedere ad Andrea se avesse trovato la sua sostituta, lui le spiegò tutto ancora assonato, la Befana lo ringraziò e quando uscì Andrea disse:"Grazie a te, perché avrò una ragazza...". Passò tutto il giorno ad addestrarsi con Babbo Natale e poi la sera tornò in Toscana, riguardò il database per vedere una sua foto e riconoscerla tra le tante nell'orfanotrofio, era bellissima: capelli lisci castano chiari e occhi azzurri, lui ne era già innamorato, la prese con delicatezza e la portò alla base, la voleva portare in un letto comodo, ma non c'era ancora una stanza per lei, così la portò con sé. La mattina Andrea si svegliò prima di Fiore - così si chiamava la ragazza - in modo che quando si sarebbe svegliata le avrebbe potuto spiegare tutto. Alle 8:30 circa si svegliò disorientata, prima che si agitasse, Andrea le spiegò tutto, lei era felicissima di essere stata scelta e voleva conoscere immediatamente la Befana.
Anche la Befana era felicissima, ma era spaventata perché aveva paura di non riuscire a insegnarle tutto  in  un solo mese. Prima di iniziare a lavorare li fece andare a fare a colazione, Fiore prese per mano Andrea e insieme corsero alla mensa, lui era imbarazzato, ma felice per il loro legame già forte. Quella sera dopo i vari allenamenti, dove Fiore aveva imparato a librarsi in volo, ma doveva ancora imparare molto: andare dritta, girare, volare in alto e atterrare, e dove Andrea aveva conosciuto le renne con i loro nomi motivati da loro abitudini, partirono con la slitta verso Parigi. Si portarono dietro qualche panino e andarono sulla Tour Eiffeil, parlarono delle loro vite, alla ragazza scappò qualche lacrima parlando dei suoi genitori morti quando lei aveva l'età di 5 anni, per consolarla Andrea disse: "Anche io ero un orfano e pensa all'inizio odiavo Babbo Natale , ma adesso grazie a lui ho una vera famiglia! Loro sono la famiglia perfetta!!", dopo questo le asciugò le lacrime e la strinse a sé in un caloroso abbraccio. Voleva baciarla, ma era ancora troppo presto, magari non avrebbe ricambiato e  avrebbe influito sul loro rapporto d'amicizia, quell'abbraccio non sembrava voler finire, perché Fiore si era addormentata tra le sue braccia, quando Andrea se ne accorse partì senza fare troppo rumore in modo da ritornare alla base. Ritornati a casa, Andrea tirò fuori una coperta,coprì lui e Fiore e si addormentò, sembravano una vera coppia....infatti la Befana e Babbo Natale avevano capito tutto, anche loro da giovani apprendisti erano innamorati, ma poi con il lavoro non ebbero più tempo per stare insieme come coppia, ma vedendoli decisero che la sera seguente sarebbero usciti insieme come ai bei vecchi tempi. Quando Andrea si svegliò e vide ancora Fiore tra le sue braccia si ricordò della bellissima serata passata insieme, ma era consapevole di doverla svegliare, delicatamente la svegliò e insieme corsero alla mensa per fare colazione e mettersi a lavoro. Nel mattino Fiore imparò a volare dritta e fare le curve, mentre Andrea a farsi obbedire dagli elfi, nel pomeriggio Andrea decise di far vedere a Fiore tutta la sua nuova casa, arrivarono in una stalla dove stavano le famose renne che Andrea aveva imparato a riconoscere il giorno precedente, decise di presentarle a Fiore, se non ve lo ricordate dalle storie precedenti ora Andrea vi rinfrescherà la memoria:
"Le renne sono otto e si distinguono dai loro medaglioni: c'è Lampo che è il capo del gruppo, il famoso Rudolf con il naso rosso e grosso, Cometa la distratta del gruppo perché fissa le comete e le stelle in cielo, Fiamma che va matta per le luci delle candele, Fulmine il più veloce, Fiocco che mangia i fiocchi di neve, Schianto il vanitoso e Candito il più strano perché scarta il pane e mangia i canditi"
"Wow!" esclamò Fiore.
Dopo un'oretta andarono a cercare Babbo Natale e la Befana, ma non li trovarono da nessuna parte, in mensa videro un biglietto, lo lessero e c'era scritto che erano usciti insieme per una cena e che erano andati con la slitta, raccomandavano di non fare troppo casino, ma che potevano fare quello che volevano e divertirsi. Passarono la serata guardando film natalizi e mangiando pop corn e marshmallow, si addormentarono sul tardi sul divano, invece i loro mentori stavano mangiando di lusso, ma poi uscirono e con la slitta andarono davanti alla scritta Hollywood, si sedettero su una panchina e pensarono ai bei momenti passati assieme, ricordarono di essere stati innamorati, si guardarono e pensarono se lo erano ancora. Ormai non più, ma si abbracciarono perché di bene se ne volevano tanto, tornarono a casa e videro i due apprendisti, si riguardarono e non poterono fare a meno di riabbracciarsi. Andarono a dormire per essere pronti per una nuova giornata, i due giovani si svegliarono per primi e si avviarono alla mensa sicuri di trovare la Befana e Babbo Natale, invece no, loro stavano ancora dormendo, la sera precedente si erano veramente stancati. I giorni passavano in fretta e mancavano due giorni a Natale e in quel momento il nuovo Babbo Natale stava mettendo i regali sulla slitta con l'aiuto della nuova Befana, no non ancora la sua ragazza, ma aspettate con pazienza...prima di partire Fiore lo prese da parte e disse:
"In questi giorni sei stato un migliore amico, un fratello maggiore, ma io ti vedo come qualcosa di più"Andrea capì e aspettava quel momento da quando l'aveva vista per la prima volta, le mise le mani attorno ai fianchi:
"Anche io, da quando ti ho trovata all'orfanotrofio e ogni giorno il sentimento aumentava.."detto ciò la baciò, erano ufficialmente una coppia. La sera del 24 verso le 20  Andrea partì, quella sera per la prima volta sarebbe stato Babbo Natale, un ruolo importantissimo, salutò Fiore  con un bacio veloce e partì. La mattina seguente andò a svegliare Fiore per darle il suo regalo, lei lo aprì e vide una collanina in oro con la scritta "Fiore", lei invece gli regalò una loro foto di quando si erano addormentati sulla slitta insieme con una cornice con cuori. Fu il Natale più bello per entrambi. All'epifania fu il turno di Fiore, era agitatissima, ma ebbe l'incoraggiamento dal suo ragazzo, ma sopratutto dalla vecchia Befana:
"Hai imparato in pochissimo tempo e sei stata bravissima, quindi credi in te stessa e andrà tutto bene!", la ringraziò e partì con la sua scopa.
Regalò al suo ragazzo un calza con sospiri e  cioccolatini al fondente, era finita l'ansia, ora potevano rilassarsi e prepararsi per il prossimo anno.

Ringraziamenti:Scusate il ritardo

C' erano una volta due cuccioli che si chiamavano Fiocco e Lucky. Fiocco era bianco come la neve con qualche macchietta di nero e marrone, era molto, molto timido soprattutto con chi non conosceva, invece Lucky era marrone col musetto nero, e giocherellone e riservato. Ora che abbiamo fatto le presentazioni inizia la storia. Un sabato mattina stavamo andando a fare delle commissioni almeno così credevo. Arrivati ho visto tre cani e subito gli ho accarezzati, papà se ne andato a parlare con un signore pensavo per parlare del garage e invece è arrivato con un cucciolo che ha dato a mamma, mentre accarezzavo quelli più grandi ho sentito che mamma diceva che quello sarebbe stato di Andrea perchè tremava. Papà è arrivato con un altro cagnolino che mi ha dato in braccio dicendo che sarebbe stato mio, da lì ho capito che li avremmo portati a casa, ero felicissima e sconvolta allo stesso tempo. Nel tragitto hanno vomitato davvero tanto! Avevo già capito che sarebbe stata dura. In macchina mamma e papà ci hanno chiesto come li volevamo chiamare, subito mi è venuto in mente Fiocco ma non ho detto niente, perchè dopo mi è venuto in mente Lucky per quello marrone, dopo averlo detto riferì anche l' altro nome.
Deciso questo, in direzione veterinaria.
Arrivati gli abbiamo pesati, non ci crederete mai, Lucky era più pesante di Fiocco di 300 g. Finito siamo andati a casa.Fiocco appena sceso dalla macchina di mio padre è andato sotto la macchina di mia mamma, poi uscito da lì è andato in un posto scavato nella roccia buio e sporco.Mio padre chiuse tutti i buchi dove potevano andare a nascondersi, poi venne sistemata la cuccia ma loro dormivano davanti alla porta sopra lo zerbino.
Un giorno mio papà lasciò il cancelletto che portava alla piscina aperto e loro erano scesi ma per fortuna erano tornati.Da quel giorno in poi provavano in tutti i modi a scendere ma i miei genitori chiusero tutti i buchi possibili e immaginabili.
Un giorno quando eravamo andati alla fiera del miele papà dimenticone lasciò di nuovo il cancelletto chiuso male e quando tornammo i cani non c' erano, allora tutti scendemmo e iniziammo a chiamare:"Fiocco, Lucky!".
Chiamavamo, chiamavamo ma non arrivavano, allora mi misi a piangere, continuai a chiamare e chiamare e arrivarono! Mentre piangevo ho preso Fiocco, l' ho abbracciato e poi l' ho sgridato e sculacciato e ho fatto lo stesso con Lucky.
Poi da quel giorno in poi papà ha sempre chiuso il cancelletto e i cani non sono più scesi.
Verso ottobre papà iniziò a dimenticarsi di chiudere una cosa molto importante cioè il cancello d' entrata.
Infatti una sera, dopo cena un nostro vicino di nome Hamed ci bussò alla porta e ci annunciò che il cancello era stato lasciato aperto e che i cani erano arrivati fino a casa sua, allora io mi arrabbiai molto con papà.
Tipo un mesetto dopo successe la stessa identica cosa e io mi arrabbiai ancora di più.
Un sabato mattina a un certo punto non vedemmo più i cani ed erano le nove e mezza, iniziammo a rivederli verso mezzogiorno, la sera mentre li stavo dando da mangiare sentì Fiocco parlare e gli chiesi come faceva a parlare e lui mi rispose:"È una storia lunga, te la racconteremo domani durante una passeggiata con voi" Andrea, mio fratello era entusiasta e lo ero anch'io. I nostri cani parlavano!
Il giorno dopo durante la passeggiata Lucky iniziò a parlare e disse:"Ieri il cancello era aperto e noi eravamo curiosi e siamo usciti, ma un camion dell' immondizia ci a "raccolti" e noi ora abbiamo dei super-poteri tra cui parlare.Io sono indistruttibile e super forte e Fiocco ha il potere di essere invisibile e ha il super udito." Andrea stupito disse:"Uaoh!, i nostri cani sono supereroi!" e Fiocco aggiunse:" È giusto! È proprio così, il camionista era uno scienziato pazzo che lavora per Babbo Natale, è lui che trasforma tutti i cuccioli in supereroi!", i nostri cuccioli erano supereroi, era una nuova era per la famiglia Farina Perseu.
Lunedì io e Andrea facemmo finta di avere mal di pancia, così mamma e papà ci fecero stare a casa da soli   perchè Fiocco ci aveva detto che ci volevano far conoscere  il loro capo.
Così restammo a casa, aspettammo che mamma e papà se ne andassero e verso le otto e mezza arrivò un elicottero con la scritta animali super, salimmo sull'elicottero e quando scendemmo eravamo al Polo Nord.
Lucky iniziò a parlare:"Il nostro capo è Babbo Natale, vuole che ogni cane supereroe controlli i propri padroncini" e io confusa chiesi:"Quindi siete voi a dire a Babbo Natale se facciamo i bravi o i cattivi?" Fiocco aggiunse che era proprio così.
Entrammo in una struttura particolare dove ci accolse Babbo Natale che ci disse:"Benvenuti bambini, i vostri cuccioli come pensavo non sono riusciti a mantenere il segreto, quindi faremo un' eccezione, anche voi diventerete miei assistenti, entrate nel camion"Andrea non voleva ma l' idea di diventare un supereroe lo spinse ad entrare. Quando uscimmo ci sentivamo forti e potenti, decidemmo di essere una squadra contro il crimine e i protettori di Babbo Natale.Ci chiamavamo i potenti Christmas defenders.

Eleonora fa terza media. Fra pochi giorni andrà a fare una gita di due giorni, in campagna.
Eleonora aveva paura. Non voleva dormire una notte senza i suoi genitori, aveva paura del buio.
Ma i suoi genitori le dissero di andare lo stesso per superare la sua paura.
Eleonora purtroppo mentre parlavano non ascoltava, e se ne stava sotto i cuscini, tremando.
I genitori non sapevano cosa fare per far superare la paura ad Eleonora, a due anni aveva iniziato ad avere paura e poi non se l'era più tolta.
Ma il giorno della gita in campagna arrivò.
I genitori di Eleonora le avevano messo nello zaino la sua lanterna preferita, a forma di cuore, ed una torcia per quando si svegliava.
Una volta arrivati a destinazione andarono a posare i bagagli e per tutto il giorno gli alunni rimasero nei propri appartamenti a fare quello che volevano, Eleonora conobbe la sua compagna di stanza.
Si chiamava Maria Rosa, era arrivata da poco nella loro scuola ed aveva la sua stessa paura. Anche Maria Rosa aveva una lanterna a forma di cuore ed una torcia, proprio come quelle di Eleonora.
Prima di addormentarsi fecero le ombre cinesi, Eleonora era brava a fare il cane, mentre, Maria Rosa era molto brava a fare la ballerina con il tutù.
Quella notte fu dura per loro, ma divennero amiche, si aiutarono a vicenda ed insieme superarono la paura del buio.
L'indomani mattina ci fu l'arrampicata sugli alberi.
Una bambina, nonchè la più grande nemica di Eleonora, aveva paura dell'altezza ed Eleonora le disse:
"Ogni paura si può superare con l'aiuto degli amici".
Allora, quella bambina che si chiamava Luisa, iniziò a chiedere a tutti i suoi compagni che erano disposti in cerchio, se volevano diventare suoi amici, perchè lei non ne aveva. Tutti le rispondevano di no, perchè lei faceva degli scherzi ad ognuno di loro.
Quando arrivò il turno di Eleonora, Luisa le disse:
"Ti prego, tutti hanno detto no, e tu sei l'ultima del cerchio, dì di sì, per favore".
"E va bene, giusto perchè mi fai pena. Facciamo così, se io ti aiuto, tu non farai più scherzi a nessuno, ok?"
"Sì, va bene".
Allora Eleonora e Luisa si arrampicarono sull'albero insieme e se Luisa non resisteva più, attorcigliava la gamba a quella di Eleonora e lei capiva che si dovevano fermare, si fermavano un attimo, poi ripartivano. Ce la fecero e dopo Luisa abbracciò Eleonora dicendo:
"Grazie! Senza di te, non ce l'avrei mai fatta".
"Non è stato niente di chè".
Poi toccò agli altri e poi ci fu l'ora di pranzo. Quando stavano mangiando, la maestra disse ad Eleonora che c'era una telefontata per lei.
Erano i suoi  genitori che volevano sentire come stava e come aveva dormito, il padre le chiese:
"Il tuo compagno di stanza ti ha preso in giro? Se ti ha preso in giro..."
"Papà, prima di tutto avevo una compagna, la nuova arrivata e poi aveva la mia stessa paura, quindi non mi ha preso in giro, si chiama Maria Rosa, anche lei ha una torcia e una lanterna a forma di cuore. Prima di addormentarci abbiamo fatto le ombre cinesi. Alla fine ci siamo addormentate alle 22:00 e alle 23:00, abbiamo deciso di spegnere le nostre lanterne. Ci siamo alzate alle 8:00 del mattino e poi..."
"Aspetta! Mi vuoi dire che hai dormito 9 ore senza la tua lanterna accesa?" interruppe la madre, "Si, ho superato la mia paura, non sei contenta?"
"Si..., è che non capita tutti i giorni che la propria figlia superi la sua paura più grande" "Comunque, come è andata stamattina?" intervenne il padre
"Abbiamo scalato gli alberi e ho aiutato Luisa a superare la paura dell' altezza. Siamo salite insieme e quando lei sentiva un pizzico di paura attorcigliava la gamba alla mia e ci fermavamo, siamo diventate ottime amiche e mi ha detto che non farà più scherzi a nessuno"
"Cosa fate questo pomeriggio?" chiese la madre
"Mi sembra giardinaggio..."
"Bene, a stasera, torna pure a mangiare, ciao!"
 "Ciao, a stasera" e attacarono.
Dopo mangiato andarono a fare giardinaggio, ognuno doveva scegliere i semi di un fiore, di una frutta e di una verdura. Lei scelse i tulipani come fiore, i cachi come frutta e i pomodori come verdura.
La maestra aveva detto che si potevano portare a casa, ma che dovevano essere trattate bene.
Finito giardinaggio andarono nei propri appartamenti a sistemare le valige  per il ritorno.
Il pullman arrivò alle 17: 00 e dopo due ore arrivarono davanti alla scuola dove c' erano tutti i genitori compresi quelli di Eleonora.
La gita in  campagna era stata bella ed Eleonora voleva rifarla.

                                                                   Fine.



Vi ricordate l'avventura delle otto renne di Babbo Natale? Bene, perchè quella diventò una tradizione.
Ripassiamo i nomi delle renne insieme: Fiocco, Schianto, Cometa, Candito, Fulmine, Fiamma, Rudolf, Lampo e Sven, che diventò la renna della Befana. Durante l' avventura di quest'anno Babbo Natale arriverà in ritardo. Ora vediamo come: nei giorni che precedevano il Natale erano tutti molto indaffarati, perchè volevano finire per tempo i lavori, per esempio pulire la slitta. 
Finiti i lavori, si incamminarono verso il bosco, e con loro c’erano anche i folletti. Tutti cercavano l' ispirazione per dei regali in più per i bambini che erano stati bravi. Nella loro avventura trovarono una sequenza di sassi pitturati (la sequenza era: Babbo Natale, albero, fiocco). 

Decisero di seguire i sassi fino a una casa tutta pulita. Le renne curiose vollero bussare alla porta, aprì loro un ragazzo che disse:
 "Entrate! Entrate! Vi darò una tazza di thè" allora tutti entrarono. 
Appena si sedettero sulle poltrone, queste si chiusero a trappola. Il ragazzo disse: 
"Finalmente c' è lo fatta! Dopo tanti anni!! Ah! Ah! Ah! Voi non vi ricordate di me, vero? Bhè, io ero quel bambino di cinque anni a cui voi non avete dato i regali!" 
"Perchè eri stato cattivo!" intervenne Babbo Natale,
"Ma, neanche il carbone, mi avete dato!" disse il ragazzo arrabbiato 
"C' erano troppi bambini poveri, quell' anno!" rispose Babbo Natale. 
Poi il ragazzo disse: "Anche tu, cara Befana, mi avevi portato solamente due dolcetti" 
"C'erano stati molti bambini più bravi di te!" rispose la Befana. 
I folletti che non ci capivano niente dissero: "Babbo Natale, Befana ci spiegate di cosa state parlando?" 
"Ma certo!" risposero Babbo Natale e la Befana e iniziarono a raccontare: 
"Era il 20 di dicembre e mi arrivò l' ultima lettera dove c'era scritto un solo regalo in un romanzo. Il regalo che chiedeva era il naso di Rudolf. 

Poi lessi il nome e c'era scritto Dario Di Marco e controllai la mia lista e vidi che era stato il peggior bambino quell'anno. Allora decisi di non mangiare nemmeno un biscotto di quelli sotto l'albero, che alla fine neanche c'erano, allora fui costretto a non lasciargli alcun regalo sotto l'albero, eccetto una lettera con scritto che non era stato abbastanza bravo e che comunque non sarai riuscito a trovare un naso identico a quello di Rudolf. Gli scrissi anche, che se fossi stato costretto a dargli quello vero Rudolf sarebbe morto" 
"Anche a me arrivò una lettera il 20" intervenne la befana "Era l' unica lettera….di solito non ricevo lettere… ma comunque la lessi e c'era scritto che voleva solamente carbone dolce e monetine al cioccolato nella calza degli Avengers. Mi stupii, ma lessi il nome e c'era scritto Dario Di Marco e andai a vedere nella lista di Babbo Natale, dato che io non avevo una mia lista e vidi che in lista era ultimo! Allora per essere gentile gli diedi una sola moneta ed un solo pezzo di carbone dolce, ma non nella calza degli Avengers! Li misi davanti al camino." 
"Grazie per avercelo spiegato" dissero i folletti a Babbo Natale e alla Befana. 
"Bene, bene che toccante storiella! Ma per me non è andata così! Infatti adesso mi prenderò il mio pacco regalo!" e fece cadere Rudolf dalla rete, poi riprese il suo discorso. Babbo Natale non lo ascoltò e senza farsi sentire disse alla Befana se si ricordava gli incantesimi del "torna indietro", la Befana rispose: 
"Si, alla perfezione!". 
Babbo Natale chiese al ragazzo di lasciar andare la renna, che era essenziale per la slitta, perchè era proprio Rudolf che dava magia alla slitta. 
“Se accetterai, con un incantesimo della Befana noi tutti torneremo indietro nel tempo e tu avrai una seconda possibilità.” Disse Babbo Natale. Il ragazzo disse che ci doveva pensare. Uno dei folletti intanto avvisò che erano le 22:30 e dovevano ancora passare in tutto il mondo a dare i regali. Babbo Natale disse al ragazzo che si doveva sbrigare. Il ragazzo volle farli arrivare in ritardo ma fece una proposta 
"Se io giuro di fare il bravo mi prenderesti come tuo assistente? Dopo tutto sono le 23:00!" 
Babbo Natale non sapeva cosa fare, ma alla fine decise di accettare, e che per quest' anno si potevano permettere di arrivare in ritardo e decise anche che i regali ai bambini piccoli li avrebbe dati mentre facevano il riposino del pomeriggio, ai grandi la sera dopo e così anche per i bambini poveri. Suddivise così i compiti: Babbo Natale avrebbe consegnato i doni ai piccoli, la befana ai grandi e il ragazzo ai poveri. I bambini si spaventarono il 25 mattina, nel trovare nulla sotto l’albero, ma poi si sollevarono quando  i regali comparvero dopo (i piccoli il pomeriggio e i grandi e i poveri il giorno dopo) ma non capirono il perchè.       

C’erano una volta le otto renne di Babbo Natale, conosciamole:
Fiocco, adorava mangiare i fiocchi di neve,  

Schianto, si vantava ed era un pettegolo, Cometa, guardava in aria le stelle ed inciampava spesso, Candito,  gli piaceva mangiare la frutta candita dei panettoni, Fulmine, era il più veloce, Fiamma, perché adorava le luci delle candele, Rudolf, aveva il naso rosso e grosso,  Lampo, un nome da capo, ed infatti è il capo. 

Voi vi chiederete: come fa Babbo Natale a riconoscerle? 
Be’, è molto semplice,; dai medaglioni con incise le loro qualità. 

Ma adesso smettiamo di parlare di renne, inizia la storia. 
Un giorno la Befana andò al Polo Nord per parlare con Babbo Natale,  voleva dirgli che lei voleva consegnare i doni a Natale, e che lui poteva consegnare i dolcetti alla Befana. 

Ma Babbo Natale non era d’accordo, perché voleva consegnare i doni con le sue otto fidate renne, ma anche perché il nome Babbo Natale significa Natale, e Befana significa Befana. 

I due litigarono a lungo e le otto renne erano stufe di sentirli discutere, così si allontanarono nella foresta. 
Come al solito a guidare il gruppo era Lampo, e come chiudi fila c’era Cometa, che avanzava con la testa all’insù. 

Intanto a casa di Babbo Natale stavano ancora litigando, ad un tratto Babbo Natale chiese alla Befana per quale motivo volesse fare il suo lavoro e la Befana rispose: 
“Mi piacciono le renne! Eh ..te ne volevo rubare una!” 
Babbo Natale ancora più arrabbiato disse: “Non le mie renne!! Te ne troveremo una!” 
Camminando, e camminando, Schianto sentì dei rumori. Pensando che si trattasse di un lupo, tornò indietro correndo. Era corsa via non solo perché pensava fosse un lupo, ma anche perché nella foresta si sarebbe sporcata!! 

Intanto il capo Lampo, Fiocco, Cometa, Rudolf, Fulmine, Fiamma, e Candito camminavano. 
Cometa sentì una voce che diceva: “Aiuto!!! Aiuto!!! Liberatemi la zampa!!!” 
Cometa disse: “ Sei tu Schianto?” 
L’animale rispose: “No, io sono la renna Sven. Mi liberate???” 
Cometa disse: “Aspettami, torno subito!” e tornò con il capo Lampo, che non era molto d’accordo sul liberare la renna Sven, e tutto il resto della squadra. 
Tutti insieme tirarono e tirarono, così riuscirono a liberare la renna Sven dai cespugli che l’avevano intrappolata. Scoprirono che anche lei aveva un medaglione, però con scritto il nome. 
Fulmine disse: “Sento una voce! Sembra quella di Babbo Natale” 
Fiamma disse: “E’ vero! La sento anch’io!” 
Poi Sven disse: “Ma ….chi è Babbo Natale?” 
Lampo rispose: “E’ il nostro padrone.” Allora Candito disse: “Andiamo!” 
E Sven domandò: “E io?”  
Cometa rispose: “Ti troveremo un padrone. Adesso andiamo!”. 

Arrivarono alla casa di Babbo Natale, dove trovarono Schianto, che disse: 
“Per fortuna siete salvi! Siete riusciti a salvarvi dal lupo!” 
“Ma che dici!!! Non c’era nessun lupo!” disse Fiocco. 
“Beh, meno male!!!” esclamò Schianto. 

La Befana si precipitò su Sven, e disse a Babbo Natale:  
“Questa renna, posso prenderla? Ti prego!!!” 

La Befana disse: “ Grazie! Grazie! Grazie! A quanto pare si chiama Sven, c’è scritto sul medaglione!” 
Babbo Natale disse: “Io e le mie otto renne dobbiamo andare a distribuire i doni ai bambini” 
La Befana rispose: “Va bene! Ci vediamo dopo”. 
Prima di partire Fiamma disse: “Vi siete divertiti in quest’avventura?” 
Tutti in coro, tranne Schianto, risposero: “Siiiii!!!” 
Ma Schianto disse: “Mah….quale avventura?” 
Fulmine rispose: “Storia lunga!”.  E poi partirono. 

Quando tornarono mangiarono tutti il panettone. Tutt? i scartavano i canditi, tranne Candito che scartava il pane e mangiava i canditi. 




C'era una volta un pinguino di nome Tito, che aveva tanto freddo. La madre di questo pinguino pensava avesse i brividi, perciò gli dava un sacco di coperte ma lui continuava ad avere freddo.

Allora pensò che fosse un pinguino freddoloso e gli disse:
- "Tu non devi vivere qui con noi! Devi andare a vivere al mare, perchè sei un pinguino freddoloso. Ti darò una barca e tu partirai. Ti guiderà la balena Adelaide. Ora va!"

La mamma gli diede una barca e chiamò la balena Adelaide.
Il pinguino si allontanava sempre di più e la madre da lontano gli diceva:
- "La strada sarà lunga, sarà di quattro giorni! E la notte dovrai trovare riparo".

Lo ripeteva sempre dopo il sì del figlio. Ma il figlio si allontanava sempre di più e non le rispondeva.
Quando poi si fece notte il pinguino trovò riparo, mentre la balena era lì, sulla superficie del mare a dormire.

La mattina seguente si rimisero in cammino. Ma dopo un pò arrivò la madre di Adelaide che le disse:
- "Adelaide, devi venire con me! Tuo padre sta male, su forza andiamo!"
- "Ma devo aiutare il mio amico Tito!"
- "Lo aiuterai un'altra volta, ora andiamo!" disse la mamma di Adelaide e se ne andarono lasciando il pinguino da solo.

Lungo la strada incontrò una foca, la foca disse:
- "Ma cosa vedo? Un pinguino verso la strada che porta al mare! Buongiorno pinguino perchè è da queste parti?"

- "Devo andare al mare, perché sono un pinguino freddoloso".

La foca si mise a ridere:
- "Un pinguino freddoloso! Ah, ah, ah! Che ridere! Comunque ti aiuterò! Ma domani all'alba ti lascerò perché ci avvicineremo sempre di più al mare e io inizierò ad avere caldo, capito?"
- "Si, capito" disse il pinguino e partirono.
Erano in cammino e al pinguino Tito venne in mente di chiedere alla foca come si chiamava e quindi glielo chiese e lei rispose che si chiamava Masha e ovviamente Masha chiese a lui come si chiamava, lui rispose: "Tito, mi chiamo Tito". Ora che si erano presentati iniziarono a parlare da veri amici.
 La mattina seguente come previsto la foca se ne andò.

Il pinguino riprese il cammino e trovò subito degli ottimi amici: due delfini. Si presentarono immediatamente, il pinguino disse:
- "Io mi chiamo Tito e voi?"

- "Noi siamo i delfini Bibbils e Babbols, ti possiamo accompagnare ovunque tu voglia, tranne Polo Nord e Polo Sud"

- "Bene, io arrivo dal Polo Sud, ma devo andare al mare perché sono un pinguino freddoloso"

- "Bene allora ti accompagneremo noi due giorni di viaggio e arriveremo. Partiamo!"
Partirono. Dopo due giorni di viaggio arrivarono a destinazione.
La mamma del pinguino aveva ragione, quattro giorni di viaggio son tanti.
Al mare c'era tanto sole e il pinguino stava benissimo.

I familiari del pinguino sentivano la sua mancanza, allora ogni mese andavano a salutarlo. Gli dicevano ciao, lo abbracciavano e immediatamente se ne andavano perché per loro faceva troppo caldo.

    Fine.


C'era una volta una cicogna di nome Luci che volava, volava e volava in cerca di amici. 
Un giorno vide un albero spezzato e si posò lì.
Mentre si riposava vide una cucula allora pensò: "Magari diventerà mia amica, vado a parlarle", allora andò a parlare con la cucula. Andò dalla cucula e le chiese: "Vuoi diventare mia amica?" la cucula non rispose, allora richiese ma la cucula non rispose un'altra volta, allora richiese, richiese, richiese ma di nuovo la cucula non rispose. Allora si ripose sull'albero spezzato. All'improvviso la cucula si girò e parlò  velocissimo, disse: "Ciao, ciao, scusa, scusa, sono la cucula Dar"
 "Io sono la cicogna Luci e comunque non importa" rispose la cicogna 
"Volevo solo chiederti se volevi diventare mia amica"
"Ma certo che vorrei diventare tua amica, però facciamo un patto, visto che io stavo cercando un nido per mettere questo uovo, se vuoi diventare mia amica, posso mettere questo uovo nel tuo nido?"
La cicogna non voleva un uovo in più nel suo nido, ne aveva già tre , ma per diventare amica della cucula disse di si.
Allora, cicogna e cucula volarono verso il nido, con l'uovo della cucula. Arrivarono al nido della cicogna, posarono l'uovo della cucula e la cicogna Luci disse al marito che lui doveva covare le uova, compreso quello della cucula, per quest’ultimo giorno , perché lei doveva andare a svolazzare con la sua nuova amica.
Mentre svolazzavano, Dar spiegò a Luci cosa succedeva quando il piccolo di cuculo schiude l'uovo. 
Saputo tutto la cicogna disse: "No!! Devo far schiudere prima le mie tre uova! Andiamo!!!" e andarono il più velocemente possibile al nido della cicogna. Arrivate al nido della cicogna, Luci cercò di far schiudere almeno un uovo, mentre Dar spiegò tutto al marito della cicogna. Il marito saputo tutto aiutò sua moglie a far schiudere prima le loro uova e visto che Dar si sentiva in colpa li aiutò, così avevano un uovo a testa, da far schiudere. Finito si posarono sul nido a riposare.
Fecero in tempo! Quando si posarono sul nido contemporaneamente il cuculo, ruppe l'uovo! Il cuculo divenne amico dei tre cicognini. 
La cicogna insegnò alla cucula a covare. La cucula imparò velocemente a covare! Così di generazione in generazione le cucule sanno covare.

Ringraziamenti:
Questa storia l'ho scritta tanto tempo fa quando a scuola abbiamo studiato gli uccelli. In un esercizio abbiamo fatto le ombre cinesi degli uccelli e da lì mi è venuta l'ispirazione.

C' era una volta una mamma disperata, perché aveva quattro figli, due maschi e due femmine, che volevano quattro costumi di Halloween diversi. I quattro bambini si chiamavano: Zamhira, piagnucolona e dura di comprendonio; Margherita mammona e spiona; Giovanni timido e svelto;
Luca, avaro e spavaldo. Avevano tutti e quattro 9 anni. Zamhira voleva il costume da principessa sanguinante, Margherita da strega, Giovanni da lupo mannaro e Luca da fantasma. La mamma non poteva farci niente e quindi compró i quattro costumi. La sera di Halloween arrivò e Zamhira, Margherita, Giovanni e Luca andarono a fare dolcetto o scherzetto. Zamhira aveva il cestino con una faccia sanguinante, Margherita un cestino con una faccia da strega, Giovanni un cestino nero con pelo da lupo e che quando ci si mettevano dentro le caramelle ululava, e Luca un cestino bianco con occhi e bocca neri.
Prima di uscire avevano fatto un patto: chi avrebbe avuto più caramelle, avrebbe potuto andare al cinema con papà o mamma. Chi ne aveva di meno avrebbe dovuto riordinare la cameretta per due giorni consecutivi senza dormire. In quella sera di Halloween avevano spaventato molta gente , compresi i loro nonni, ma anche loro erano stati spaventati da alcuni bambini. Arrivati a casa, contarono le caramelle, ne aveva di più Giovanni, invece quella che ne aveva di meno era Zamhira. A Giovanni non piaceva andare al cinema e a Zamhira non piaceva riordinare, così decisero di contare fra Margherita e Luca. Luca ne aveva di più e quindi secondo la scommessa doveva andare al cinema e Margherita doveva riordinare per due giorni di seguito. Non andava bene neanche a loro, quindi decisero di annullare la scommessa e di andare tutti al cinema.
Presa questa decisione, misero a posto i vestiti e andarono a dormire. Avevano lasciato il mobile socchiuso con accanto la bacchetta rubata al papà. Il papà era un bravissimo mago. La bacchetta aveva il potere di dare vita agli oggetti che colpiva, alcuni oggetti non erano pericolosi ma altri si. Quando la bacchetta, che era in funzione, colpì i costumi, questi presero vita e iniziarono a fare rumore. I bambini si svegliarono. Subito Giovanni scese dal letto e corse nella camera dei genitori. Margherita, invece, da vera mammona si mise a urlare: "Mamma!" e si fece sentire dai costumi. Principessa sanguinante, Lupo mannaro e Fantasma andarono verso di lei, mentre la Strega cercava di proteggerla. La Strega si sentiva in debito con Margherita perché l'aveva liberata dalla "galera" (il negozio dove erano stati acquistati)  e così era per gli altri. 
Quando arrivò Giovanni con i genitori, i costumi non lo videro, ma,  invece, videro i genitori e cercarono di prenderli, ma i bambini si misero davanti e li pregarono di non mangiare i lori genitori.
Visto che ogni costume voleva bene al suo bambino li ascoltarono. I genitori se ne andarono a dormire e dissero ai loro figli di indagare e di riferire la mattina dopo. Allora i bambini chiesero ai loro costumi come avevano fatto a prendere vita, i costumi risposero che era stata la bacchetta. I bambini un po' spaventati si rimisero a dormire. I costumi senza farsi sentire presero la bacchetta, le chiavi e uscirono di casa. Andarono in giro per la città a dare vita a tutti i costumi. I costumi, presa vita, grazie alla bacchetta, prendevano le chiavi e uscivano per la strada. 
Arrivata la mattina i costumi si smaterializzarono. I bambini di tutte le case si chiedevano dov'erano i loro costumi compresi Zamhira, Margherita, Giovanni e Luca.
I bambini scesero e andarono a mangiare e subito i genitori chiesero loro cosa era stato a dare vita ai costumi, i bambini risposero che era stata la bacchetta, ma li informarono anche che i costumi erano scomparsi. Il loro papà  chiese loro perchè la bacchetta era nella loro camera e i bambini gli risposero che l' avevano rubata per fargli uno scherzo. La mamma preoccupata per i costumi, per i quali aveva speso molto, chiese a tutti dove potevano essere finiti, i bambini dissero che prima di addormentarsi del tutto avevano sentito vari rumori, Zamhira disse: 
"Ho sentito un rumore vicino, ma lontano allo stesso tempo." 
Intervenne Margherita: 
" Io, invece, ho sentito rumore di passi." 
"E io..." - disse Giovanni - "...ho sentito rumore di... chiavi!" 
" Si ma io... ho sentito rumore della... porta! Si..., proprio della porta" disse Luca. 
Allora la mamma disse che con semplici ragionamenti secondo lei erano stati i costumi a prendere la bacchetta e le chiavi, erano probabilmente usciti per la strada, per poi smaterializzarsi con la luce del mattino.
Il papà, ancora un po' arrabbiato per la bacchetta, disse che ora si doveva solo pensare alla colazione e alla scuola e al lavoro; disse anche che aveva un piano e li avrebbe informati prima di agire, la sera. I bambini erano eccitati e volevano dire tutto in classe ai compagni, ma la mamma li pregò di non spifferare nulla. Arrivati a scuola cercarono di non dire niente, ma a mensa Zamhira vuotò il sacco con la sua migliore amica. Subito la migliore amica di Zamhira lo disse al suo fidanzato, che lo disse al suo migliore amico, che lo disse alla sua fidanzata e così via, finché  la notizia non arrivò a Giovanni, che subito chiese a Margherita e poi a Luca se erano stati loro. Appurato che non erano stati loro, tutti e tre arrabbiati andarono da Zamhira. 
Zamhira si giustificò dicendo che non aveva resistito, allora i fratelli dissero che potevano ancora rimediare, ma che lei, per penitenza avrebbe dovuto riordinare per due giorni di seguito senza dormire.
Trovarono un rimedio prima che la maestra lo sapesse, dissero che era uno scherzo di Halloween e tutti ci credettero e non dissero niente alla maestra. Era stata una lunga giornata e ora bisognava ritrasformare i costumi. Come previsto appena si fece notte i costumi ricomparvero arrabbiati fra di loro e con i loro padroni. Quando arrivarono i bambini e i loro genitori (avevano gli auricolari) i costumi cercarono di uccidere i loro padroni con la bacchetta, mentre i bambini cercavano di recuperarla, come aveva detto il loro papà. 
Zamhira doveva combattere contro la principessa sanguinante, Margherita contro la strega, Giovanni contro il lupo mannaro e Luca contro il fantasma. 
Poi il papà disse: "Il piano è cambiato! Cercate di non far loro del male, così vi ascolteranno! Spero!"
I bambini provarono a mettere in atto il piano suggerito dal papà, stava funzionando ma ora il problema era cercare di farsi ascoltare. Ma alla mamma venne in mente che se loro (i genitori) si fossero fatti notare e poi i bambini si fossero parati davanti, i costumi avrebbero detto di togliersi e a quel punto loro avrebbero dovuto chiedere la bacchetta in cambio.
Una volta recuperata la bacchetta, dovevano passarla al papà che li avrebbe ritrasformati in normalissimi costumi. Ascoltarono il piano della mamma, però per prima cosa dovevano agire i loro genitori.
Agirono e poi toccò ai bambini, dopo i bambini toccò al papà ritrasformare i costumi con la vita, in semplici costumi di Halloween.
Quando sorse il sole, loro erano in mezzo alla strada e non avevano ancora dormito. Erano stati molto felici di quei due giorni, ma erano anche tristi perché non poteva succedere ogni anno. 
Ma la mamma disse che avrebbe comprato un diario segreto a tutti e quattro, così avrebbero potuto scrivere i loro segreti, compreso questo.
I bambini felici andarono a casa trotterellando, ma poi il papà disse di correre perchè c'era la scuola.
Per loro la guerra era finita ma i costumi trasformati dai loro costumi non si erano fatti vedere e ora COSA SUCCEDERA'?

                         Fine.

Ringraziamenti: essendo la mia prima storia pubblicata su questo blog ringrazio tutti quelli che la leggeranno e vi prego diffondete la conoscenza ai vostri parenti e amici !